ARIEL TOAFF AVRAHAN BURG

  

 

                                                                            ARIEL TOAFF  AVRAHAN BURG ( 2 EBREI )

 

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Ariel Toaff, ha scritto un libretto molto profondo, che integra e ci fa capire , (Ebraismo virtuale, Milano, Rizzoli, 2008) a partire dal significato del linciaggio che ha subito quando pubblicò la prima edizione di Pasque di sangue (Bologna, Il Mulino, 2007). Egli dopo aver riflettuto a lungo è giunto alla conclusione secondo cui in ogni argomento di storia ebraica «la Shoah c’entra sempre» (p. 9). Essa apre e chiude ogni libro sull’ebraismo e «viene usata in dosi massicce come fosse un deodorante» (Ivi). Tale apologetica dell’ebraismo che tende a soppiantare la storia reale, rappresenta necessariamente e sempre gli ebrei come martiri innocenti e nega ogni episodio in cui essi, come tutti gli altri uomini di questo mondo, sono stati persecutori o non sono rimasti puramente o semi-passivi (proprio come Pacelli). Questo lavoro oleografico è lasciato a degli apologeti che generalmente ignorano l’ebraico (gojim giudaizzanti o ebrei della diaspora) i quali si mettono al servizio dello Stato d’Israele, qualsiasi governo abbia, per difendere a spada tratta tutte le sue decisioni e azioni, comprese quelle più cruente. Toaff ricorda che come oggi ci sono delle pagine oscure scritte dall’esercito israeliano in Palestina, così nel Cinquecento «ci sono stati degli ebrei esperti nell’alchimia e nelle arti magiche, imbevuti di superstizioni e dediti alle scienze occulte» (p. 13) e «demonologiche » (p. 24) della cabala pratica, i quali si son macchiati di assassini rituali per uso di sangue a scopo terapeutico, magico-superstizioso, come aveva ampiamente dimostrato nella sua prima edizione di Pasque di sangue. Ma la Shoah «la cui memoria sempre più ingigantita, onnipresente e clamorosa ha paralizzato il dibattito nel mondo ebraico» (p. 14). Se un fatto storico non è leggibile alla luce della ‘Tesi olocaustica’ lo si deve negare, così è stato per l’omicidio rituale, per il deicidio, per l’Antica Alleanza che è stata soppiantata dalla Nuova ed Eterna nel Sangue di Cristo e per Pio XII. Se qualcuno osa rivisitare questi luoghi storico-teologici, si sentirà rimbrottato con la solita frase oramai fastidiosa e ripetitiva sino alla noia, “ma come la mettiamo con la Tesi della Shoah? Non sarà mica un antisemita?”. Il Nostro ricorda che quando iniziò l’insegnamento all’Università Bar-Ilan in Israele nel 1971 di Shoah si parlava poco e niente (p. 29), ne parlava solo l’Unione sovietica staliniana (un pulpito poco credibile) per motivi di propaganda bellica, nel 1945-46. Soltanto negli anni Ottanta vi fu il ‘revival’ della Shoah, ma molti docenti universitari israeliani non vedevano di buon occhio tale ‘revival’, appunto perché da buoni storici abituati a lavorare su documenti avevano «scarsa fiducia nella memorialistica come documento storico probante» (p. 29) e avanzavano ampie «riserve sulle memorie dei reduci della Shoah, insufficienti e inadeguate» (p. 36), dalle quali è nata «una storia virtuale e inattendibile» (p. 37). I “revisionisti” (Rassinier, Faurisson eccetera) hanno mosso analoghe obiezioni al mito della Shoah, ma le hanno pagate care, come Toaff ha pagato caro il suo libro sull’omicidio rituale. Toaff, come Roger Garaudy (I miti fondatori dello Stato Israeliano, Genova, Graphos, 1996), ha pagato le obiezioni mosse al mito olocaustico. Il Toaff parla chiaramente di «storia che diviene mito e leggenda» (p. 33). Ossia la Shoah è il mito su cui si è fondato lo Stato d’Israele e se si critica questo, immancabilmente si profana la “religione mitologica” della Shoah «alla quale in fondo [e in privato] nessuno crede veramente» (p. 41), ma la cui negazione o revisione, in pubblico ed esteriormente, è considerata una bestemmia che va punita con la prigione, la morte civile se non fisica. Il professore ammonisce i suoi correligionari cercando di far capire loro che questo tipo di storia oleografica rende gli ebrei «degli olocausti ambulanti» (p. 46) con il risultato che in Italia nel 2007 il 49 % dell’opinione pubblica ha denunciato come «irritante e strumentale il ricordo pubblico, quasi imposto e costantemente amplificato dell’olocausto» (Ivi). Onde cerca di far capire loro che i peggiori nemici del popolo ebraico sono i politicanti riciclati e “kippati”, i quali farisaicamente e senza alcuna convinzione, con l’unico scopo di prender voti, inaugurano musei, mostre, partecipano a ‘meeting’ sulla Shoah, fenomeno questo «che sta portando a una inevitabile e deplorevole banalizzazione» (Ivi). Già Sergio Romano (Lettera ad un amico ebreo, Milano, Longanesi, 1997) aveva cercato di spiegare questa problematica, ma miopemente fu accusato di antisemitismo tra gli altri anche dai discepoli dei redattori di “Difesa della razza” (il cui vice direttore era Giorgio Almirante, padre spirituale di Gianfranco Fini) che oggi si schierano con “L’offesa della razza”, per la società multi etnica, pronti un domani, se cambia il vento, a riciclarsi e ritornare ai vecchi amori. Toaff ammonisce: «La Shoah e la sua memoria stanno uccidendo di fatto la storia ebraica» (p. 48). L’Autore ha anche il coraggio, oltre la lungimiranza, di ammettere che «se a confrontare Israele entro e là dei suoi confini ci fossero popolazioni europee avvezze alla democrazia e non realtà islamiche (…), il conflitto si sarebbe già da tempo esaurito» (p. 63), è per questo che l’America vorrebbe esportare dal 2001 la democrazia, che ha corrotto l’Europa a partire dal 1945, anche nel mondo arabo, ma senza successo. Però la crisi economica del modello supercapitalista e iperliberista americano segna la fine di un’epoca e di un mondo, quello moderno e postmoderno, condannato da Pio IX nel Sillabo (“il Papa non può venire a patti col mondo moderno [modernità soggettivista e relativista], il liberalismo e il progresso [all’infinito della natura umana, o razionalismo naturalista]”). L’anarco-capitalismo selvaggio di Hayek e Mises ha spinto le masse (occidentali e anche europee) a vivere al di là delle proprie risorse grazie all’indebitamento. Occorre spendere e far circolare soldi, se non li si possiede li si chiede in prestito. È stato – per un lasso di tempo – il trionfo dell’usura e della “cultura” del debito su quella del risparmio, della “cicala” sulla “formica”. L’origine di tale “cultura” innaturale e contraria al buon senso va ricercata teoricamente nel Puritanesimo anglo-americano e politicamente nella vittoria dell’Inghilterra ed Olanda sulla Spagna di Filippo II e poi nella migrazione della “feccia” anglo-olandese (perseguitata nelle loro Terre d’origine) in America, la quale si fonda su tre pilastri: calvinismo, giudaismo e massoneria. Ora questo crollo significa – forse – un ritorno al buon senso mediteraneo-latino sul “fumo di Londra”? Questo ce lo dirà la storia. Per ora non ci resta che attendere l’evolversi della situazione in medio oriente e vedere se tra i due litiganti (americanismo contro islamismo) il terzo (cattolicesimo-romano) potrà trionfare. Quel che è certo è il fatto che anche in economia il caso (o l’assoluta libertà senza alcuna regola) è sempre inferiore alla pianificazione logica di un’intelligenza ordinatrice (specialmente se mitigata e conscia dei propri limiti), la quale non è infallibile ma meno disorganizzata del caso anarco-liberista.

Queste pagine di Ariel Toaff sono un nuovo colpo al vecchio mito olocaustico, che avendo toccato l’apice sta iniziando la sua discesa, come l’economia iperliberista. La stessa situazione la si ritrova in campo geo-politico, il mito sionista-americano oramai vacilla sotto il peso della crisi economico finanziaria del liberismo puro (neo-con) e della sconfitta militare in Iraq, Libano e Palestina che si potrebbe espandere e diventare una vera catastrofe nucleare in Iran, Afghanistan, Pakistan e Russia.

Oramai i miti non incantano più nessuno, son tenuti in piedi da vecchie cariatidi che hanno fatto carriera nel primo dopo guerra con essi (e dai loro “giovani” del-fini) e continuano e spremerli come limoni, sino all’ultima goccia, prima di gettarli con la stessa disinvoltura con la quale li hanno abbracciati, baciati e venduti.

 

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Avraham Burg, ex presidente del Parlamento israeliano, deputato laburista, presidente dell’Agenzia ebraica e del Movimento sionista mondiale, vice presidente del Congresso ebraico mondiale, ha scritto (in ebraico nel 2007) un altro libro molto interessante, tradotto un anno dopo in italiano (Sconfiggere Hitler. Per un nuovo universalismo e umanesimo ebraico, Vicenza, Neri Pozza, 2008), che è diventato un best seller in Israele ed ha causato numerose polemiche, che non accennano a diminuire. L’autore descrive lo Stato d’Israele come un Paese aggressivamente militaristico, xenofobo e ossessionato dalla Shoah, proprio come ha fatto il succitato Ariel Toaff. Il quotidiano italiano La Repubblica ha definito questo libro del Burg come ‘demolitore dei pilastri ideologici su cui è stato costruito lo Stato ebraico’.

Infatti Burg spiega come Israele, “occupato”psicologicamente dalla memoria ossessionante della Shoah, è diventato insensibile alle sofferenze altrui, specialmente dei Palestinesi. Il Paese è oramai, dopo appena sessanta anni dalla sua fondazione, instabile mentalmente e politicamente e vicino al razzismo militarista e persecutorio. L’Autore non esita a scrivere che: «La “Shohaizzazione” è diventata la nostra seconda natura (…) e resta un’esperienza onnipresente» (Ibidem, p. 23). «Il sionismo disfattista è stato generato dalla Shoah (…) che è più presente di Dio nella nostra vita (…) Per più del 90 % degli studenti intervistati, la Shoah è l’evento più importante della storia del popolo ebraico. Più della creazione del mondo» (Ibidem, pp. 45-46), onde «più ci troviamo impantanati nel nostro passato (…), più diventiamo incapaci di uscirne» (p. 47). Inoltre «l’abisso della Shoah, ha talmente condizionato la dirigenza americana, da indurla a sostenere quasi sempre tutte le guerre della grande potenza e sostenere la linea più a destra della politica estera della Casa Bianca, soprattutto per quanto concerne Israele e il Medio Oriente (…) contro gli arabi. Contro, contro, contro…» (Ibidem, p. 79). Dal 1945-48 «Israele non è più uno Stato rivolto all’avvenire, ma una società legata al suo funesto, traumatico passato» (Ibidem, p. 131). Israele è «un colosso dalle gambe molli (…) che porta in sé due elementi: una forza eccessiva e una tremenda debolezza» (Ibidem, p. 135) i quali lo rendono un fatto storico destinato a passare. La fine dello Stato ebraico è insita nel suo Dna, non può non passare, essendosi fissata su un “passato che non passa” è destinato alla consunzione come ogni “fissato”, Burg scrive: «non avremo alcuna possibilità di sopravvivere a lungo termine» (Ibidem, p. 165). Un’altra stranezza di Israele è il fatto che ha perdonato ai Tedeschi, mentre non riuscirà a perdonare mai agli Arabi, sino a che non li avrà eliminati geograficamente o fisicamente, poco importa (cfr. p. 138), purché siano «reintegrati con sei milioni di cittadini morti, che rappresentano la parte più attiva, o meglio ‘reattiva’ della società israeliana» (Ibidem, p. 131).

Il sogno del sionismo è fallito per l’Autore. Quindi occorre abbandonare Israele e ritornare alla diaspora, con i suo valori e modi di vita. Le sue tesi sono provocatorie, non sempre condivisibili, ma fanno riflettere. Ciò che colpisce è l’elemento comune a Toaff e a molti altri pensatori che stanno diventando sempre più numerosi: Israele e l’ebraismo odierno sono ammalati psichicamente di ossessione persecutoria “olocaustica”, che li porta ad una specie di reazione schizofrenica violenta e aggressiva nei confronti dei non-israeliani. Il rimedio proposto dal Burg è il sogno del ritorno alla serenità, grazie ai valori umanitari del giudaismo. È possibile ciò? Oppure è una chimera? Io penso di no, comunque sarà il futuro a darci la risposta certa, frattanto possiamo cercare di azzardare una nostra considerazione e opinione. I Romani dicevano: “gutta cavat lapidem, non vi, sed saepe cadendo”, mi sembra che come il sionismo, goccia su goccia, sia arrivato alla costruzione dello Stato d’Israele, così oggi stia iniziando un processo contro-sionista, che senza forza, ma aggiungendo, spesso, goccia a goccia, possa mandare in frantumi l’artificiale costruzione del colosso israeliano dai piedi di argilla.

 

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ARIEL TOAFF AVRAHAN BURGultima modifica: 2009-01-29T21:01:27+00:00da erwinthule
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11 pensieri su “ARIEL TOAFF AVRAHAN BURG

  1. Un attento esame degli atteggiamenti assunti nei confronti di Israele dai diversi paesi e forze politiche mostra il seguente fatto: l’unico paese che non lo teme e si permette anche di sbeffeggiarlo con divina nonchalance (l’invito di Irving ad Oxford) è l’Inghilterra. QUesta la dice lunga sull’immensa forza spirituale e politica di quel paese. E in effetti Israele è una brutta copia dell’Inghilterra. Il primo ha soffocato il vicino palestinese, la seconda il vicino irlandese (la storia irlandese è molto meno idilliaca di quanto si creda). Il Mossad stesso è una brutta copia dei servizi segreti inglesi. Insomma, cave Britanniam! Tra i popoli ariani, quello inglese è il più “semita” di tutti.

  2. Ciao Kot,
    stavolta credo che sia necessaria qualche piccola precisazione…L’Inghilterra ha fatto da sempre una politica pro-israeliana fino al punto da scatenare la IIa guerra mondiale contro il Reich…Perchè adesso dovrebbe iniziare ad invertire la rotta?
    MILITE IGNOTO

  3. Ciao MILITE.
    Israele è stata istituita dall’Inghilterra, che ha pasteggiato, da avvoltoio che è, sul cadavere dell’elefante ottomano. L’inghilterra può sostenere Israele, come le può sputare tranquillamente ai piedi, in quanto ne è la padrona. Da quello che so, gli organi universitari inglesi hanno ricevuto le proteste sioniste per l’invito di Irving con olimpica indifferenza, contrariamente a quanto abbiamo visto con il Vaticano, che ha deluso tutti gli uomini pensanti del mondo cattolico.
    Perchè l’Inghilterra osserva ora la politica sionista storcendo il naso? Perchè questa politica sta favorendo esclusivamente i circoli sionisti statunitensi e sta creando un clima destabilizzatore in Medio Oriente difficilmente gestibile. Creare questo clima sarebbe stato possibile in caso di una vittoria statunitense in Iraq, ma dal momento che questo non è accaduto, bisogna andare con i piedi di piombo. L’Inghilterra, nazione comunque intelligentissima, questo lo capisce bene, a differenza di Israele, che sembra impazzita. Non a caso, bisogna esaminare l’importantissimo ruolo attuale di Blair in quello scacchiere.

  4. Ciao Kot-Begemot,
    visto e considerato che sei così preparato sulla politica di Sion approfitto per farti qualche domanda….Da quello che dici non sembra che esista una – io la chiamo così – “Internazionale Ebraica” ma sembra che esistano diversi “sionismi”…Il sionismo Inglese e quello americano, come dici tu..Forse ne esistoni altri….!?!
    Non capisco, poi, perchè dici che la vittoria statunitense in Iraq non è avvenuta…
    Aspetto un tuo intervneto chiarificatore e ti mando un fraterno saluto, visto che siamo coetanei…
    MILITE IGNOTO

    P.S. Mi devi scusare se non ti ho scritto il mio nome e cognome sul messaggio a thule-toscana…E’ stata solo una dimenticanza! Erwin lo sa perchè a lui l’ho confidato; spero che questa mia piccola distrazione non sia stata, per te, motivo di rammarico…Un saluto….

  5. Il problema consiste in altro. NON esiste il sionismo in Inghilterra, per la semplice ragione che l’Inghilterra è assolutamente immune a questa malattia. E non perchè l’Inghilterra sia la nazione più ariana d’Europa -al contrario: l’Inghilterra è la nazione più semita d’Europa. Proprio per questo, è il nemico mortale d’Israele. Quando si dice Inghilterra, si dice Massoneria.
    Cave Britanniam!

  6. Ciao kot-begemot,
    Io non sapevo che l’Inghilterra potesse addirittura permettersi di fare una politica anti-israeliana…Forse perchè si vede scappare di mano l’antico predominio del mondo, da parte degli Stati Uniti, in cui il sionismo è di casa…
    Io sapevo che fu l’Inghilterra che volle la creazione dello Stato di Israele nel 1948…Sapevo inoltre che la casa reale inglese ha, in quasi tutti i suoi componenti, sangue ebraico…Forse sono mal informato…
    Quando dici “non esiste in sionismo in Inghilterra” a cosa ti riferisci?
    Ciao

  7. Scusa milite, l’Inghilterra sta facendo politica anti-israeliana da anni, soprattutto a livello universitario. Questo perchè i gruppi sionisti attivi in ISraele favoriscono in particolar modo le lobbies statunitensi. L’Inghilterra si sente aggirata, e l’elezione a titolo di supervisore del settore mediorientale di Blair a tal riguardo è sintomatica. Io sapevo che la casa reale inglese avesse sangue ben più tremendo di quello ebraico… Leggi Icke. Per quanto riguarda la mia affermazione “non c’è sionismo in Inghilterra”, citami gruppi sionisti inglesi veramente influenti.

  8. Non conosco bene l’argomento che stai trattando anche se mi affascina molto….Prendo per buono, quindi, quello che hai detto riguardo le lobby americane che sono favorite dai gruppi sionisti israeliani….
    Su David Icke, sarò sincero! Non credo ai rettiliani anche perchè di prove in tal senso non ce ne sono….Lo stesso Icke mi pare persona non molto seria….
    A titolo di mia curiosità, te la sentiresti di farmi il nome di qualche gruppo sionista americano?
    Ti ringrazio anticipatamente….
    Ciao

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